nat gentile    
nat gentile
 


Foto e immagini
Dėrgoni tė fala me njė kartolinė nga Shėn Murtiri
cartoline di vari temi
IL MIO FOTOALBUM
Immagini varie

Top - Siti web
Steve Hamaoui (IT)
cascina linterno (IT)
Speleo sub (IT)
Antheadanze (IT)
legatoria (IT)
shadow (IT)

Archivio bridge
_____________________
Legatoria Jollylegart

Relazione di un restauro

 
Eroi Mitici
Torna indietro Pagina Carattere: + - Pagina: Precedente | Successiva

Diomede

Diomede č un personaggio della mitologia greca. Figlio di Tideo e di Deipile, fu uno dei principali eroi achei della guerra degli Epigoni e della Guerra di Troia. Oltre all'importanza come guerriero, Diomede assume un ruolo rilevante come diffusore della civiltą, specie nell'Adriatico.

Non è un personaggio realmente esistito, ma appartiene all'epopea omerica che, come noto, colloca le sue vicende intorno al 1200-1180 a.C., cioè al periodo della guerra di Troia.

Diomede, re di Argo. Egli, figlio di Tideo e di Difile, non è un personaggio realmente esistito, ma appartiene all'epopea omerica che, come noto, colloca le sue vicende intorno al 1200-1180 a.C., cioè al periodo della guerra di Troia.

Suo padre Tideo era stato uno degli eroi partecipanti alla spedizione dei "Sette contro Tebe". Diomede, pertanto, partecipò alla impresa degli "Epigoni" contro quella città , azione che si concluse con la conquista ed il saccheggio di Tebe, opera che non era riuscita ai "Sette". Come tutti i giovani della sua generazione, Diomede fu tra i pretendenti alla mano di Elena, la donna più bella del mondo. Il prescelto fu Menelao, si sa, ma, in base ad un patto stipulato tra i pretendenti prima della scelta, quando la donna fu rapita da Paride, Diomede partecipò con tutti gli altri alla famosa guerra di Troia. Spesso si trovò al fianco di Ulisse in clamorose imprese, come ad esempio il furto del Palladio di Troia che, per la cronaca, fu portato nella città di Argo. I due eroi, inoltre, avevano scoperto Achille che si nascondeva tra le figlie del re Licomede e lo avevano condotto alla guerra di Troia.

Sotto le mura di Troia, Diomede si coprì di gloria. Fu autore di azioni eccezionali, affrontando senza timore sia gli avversari, sia le divinità accorse in loro aiuto. L'eroe greco, infatti, affrontò l'infallibile arciere Pandoro, figlio di Licaone, capo dei Lici, e lo uccise con la lancia. Assalì poi Enea, intervenuto in aiuto di quello, scagliandosi addosso con un grosso macigno: a proteggere il troiano, e salvarlo da sicura morte, intervenne la madre Venere. Allora Diomede attaccò anche la dea e la ferì al polso, costringendola alla fuga. In seguito guidò i greci all'attacco ed affrontò addirittura Marte, il dio della guerra, ferendolo con il giavellotto. La sua forza ed il suo valore erano tali che lo stesso Ettore, per arginare i suoi attacchi, convinse le donne troiane a sacrificare agli dei affinché tenessero Diomede lontano dal campo di battaglia.

Diomede era un indomito e non si arrendeva neppure nei momenti più difficili. Respinse, infatti, con sdegno la proposta di Agamennone di abbandonare le ostilità , perdurando "l'ira di Achille" e gli assalti incontenibili dei Troiani. Il Tidide addirittura accusò di viltà il comandante supremo dei greci che, poi, retrocedette dal suo proposito.

Diomede era sempre presente nelle azioni più audaci dei greci: con Ulisse andò ad esplorare il campo dei troiani; infiltratisi, poi, in quello dei traci, fece strage di nemici; fu, infine, tra gli eroi che entrarono nel famoso cavallo ideato da Ulisse per entrare nella città di Troia.
Diomede, però, non era un eroe tracotante e superbo, come pure se ne trovavano nel campo greco, ma leale e rispettoso dei valori dell'amicizia. A tal proposito bisogna ricordare che quando si trovò ad affrontare il troiano Glauco, ricordandosi che il giovane era stato suo ospite, si rifiutò di combattere e scambiò con lui le armi in segno di stima.

Diomede piace perché è un eroe privo di fronzoli, un vero uomo che si conquista la gloria ed il rispetto per quello che realmente vale. Egli, infatti, non ha divinità che lo proteggono, non ha parenti sull'Olimpo, non si atteggia a divo … e mentre altri si trastullano in ripicche, dispetti ed atteggiamenti da prime donne, egli è sempre lì, pronto a combattere, a sostenere il pes maggiore della battaglia. Diomede, è bene ricordarlo, spesso, si trova ad essere il solo, con Aiace Telamonio ed Aiace Oileo, a sostenere l'assalto dei troiani.

Il figlio di Tideo retrocedette in sole due occasioni: una volta costretto a ritirarsi da un fulmine che gli è scagliato contro dal re degli dei ed un'altra quando non riuscì ad arginare la furia di Ettore e rimase ferito.

Dopo che la città di Troia fu presa, Diomede tornò in patria ad Argo. Qui scoprì che la moglie Egiale lo aveva tradito con Ippolito. Allora lasciò la sua città e si recò in Etolia, dove restituì il trono ad Eneo, suo nonno, che era stato scacciato da Agrio.

Diomede (in greco antico Διομήδης, Diomēdēs) è un personaggio della mitologia greca. Figlio di Tideo e di Deipile, fu uno dei principali eroi achei della guerra degli Epigoni e della Guerra di Troia. Oltre all'importanza come guerriero, Diomede assume un ruolo rilevante come diffusore della civiltà, specie nell'Adriatico.

Il mito
Diomede eroe della giustizia

La stirpe di Diomede regnava su Calidone, ma il nonno Eneo era stato spodestato da un usurpatore. Diomede così nacque in esilio, ad Argo. Rimase orfano sotto le mura di Tebe, città posta sotto assedio per riportare sul suo trono il legittimo regnante.

Diomede passò la giovinezza ad allenarsi nell'arte della guerra insieme ai sei figli degli altri comandanti morti a Tebe, nel desiderio di vendicare la morte del padre, di ridare il trono a suo nonno e di far trionfare così la giustizia. Una volta adulti, Diomede e i suoi compagni furono i sette Epigoni: indissero la seconda guerra contro Tebe e la vinsero. Durante la guerra però morì il re di Argo.

Dopo aver combattuto sotto le mura di Tebe, Diomede volle anche ridare il trono a suo nonno Eneo. S'infiltrò silenziosamente ad Argo e, assieme ad Alcmeone, uccise quattro figli di Agrio, usurpatori del trono. Tersite e Onchesto sfuggirono alla strage e si rifugiarono nel Peloponneso. Agrio stesso, espulso dal regno, si tolse la vita. Diomede offrì poi il regno ad Andremone, marito di Gorga. Ad Argo Diomede si sposò con Egialea, la figlia ormai orfana del re, e diventò così sovrano della città. Avrebbe voluto governare in pace e dedicarsi alle gioie familiari ma ben presto, però, dovette partire per la guerra di Troia.
Diomede guerriero acheo a Troia
Diomede era protetto dalla dea Atena. Omero afferma che, durante le battaglie, Diomede era simile ad un torrente in piena, che tutto travolge. Come è raccontato nell'Iliade, in particolare nel libro V, Diomede compì molte gesta eroiche, uccidendo diversi guerrieri, tra cui i fratelli Xanto e Toone e l'arciere Pandaro. Memorabile il suo duello con Enea: l'eroe troiano stava per essere sconfitto da Diomede quando apparve Afrodite a proteggere suo figlio. Diomede allora ferì la dea ad una mano. Afrodite tornò sull'Olimpo, ma chiamò Ares a difendere Enea. Diomede ferì anche lui, costringendolo alla fuga. Ares chiamò a sua volta Apollo, che salvò Enea apostrofando poi Diomede con queste parole: “Tu, mortale, non tentare il confronto con gli dei!”. Diomede ascoltò Apollo e placò la propria irruenza.

Diomede non era però solo furia e impeto: egli diede nel pieno della lotta un'altissima prova di lealtà e di spirito cavalleresco, sul punto di intraprendere il duello con Glauco, il nobile di Licia, che si batteva a fianco dei Troiani. In uno degli episodi più toccanti dell'Iliade, Diomede si rende pian piano conto che il nemico che aveva di fronte era legato da un antico vincolo di amicizia e di ospitalità con la propria famiglia. Gettò allora la spada a terra e i due nemici, anziché scontrarsi, si strinsero la mano e si scambiarono le armi.

Assecondò spesso Ulisse, quando si trattò di condurre trattative delicate (sia presso Agamennone che presso Achille), e con lui compì varie imprese pericolose, tra le quali il furto del Palladio (la statua da cui dipendevano le sorti di Troia), e l'incursione notturna nell'accampamento del giovane re tracio Reso, che Diomede colpì con la spada mentre dormiva. Narra Omero che il sonno di Reso, famoso russatore, fu quella notte più rumoroso che mai, essendogli apparso in sogno il suo assassino.
Dopo la caduta di TroiaConquistata Troia, Diomede fece vela per tornare ad Argo, ma una tempesta suscitata da Afrodite, desiderosa di vendicare l'offesa subita, lo spinse sulle coste della Licia: qui fu sul punto di essere sacrificato ad Ares dal re Lico, che voleva vendicare la morte di Sarpedone caduto a Troia, ma poté salvarsi per l'intervento di Calliroe, figlia del re, che lo aiutò a ripartire. Secondo alcune fonti Diomede sarebbe poi sbarcato per errore ad Atene, e qui avrebbe perso il Palladio, finito nelle mani di Demofonte. Arrivato ad Argo, Diomede ebbe un'amara sorpresa: né sua moglie Egialea, né i suoi sudditi lo ricordavano più: Afrodite aveva cancellato il ricordo di Diomede dalla loro memoria. Secondo una variante del mito, Egialea, ispirata dalla dea, tradì Diomede con Comete, il giovane figlio di Stenelo, e gli tese molti agguati.
Diomede eroe della civilizzazione
Diomede decise di abbandonare la città, imbarcandosi per l'Italia. Dopo aver errato a lungo nel mare Adriatico si fermò in più porti insegnando alle popolazioni locali la navigazione e l'allevamento del cavallo. La diffusione della navigazione forse aveva l'intento di ottenere il perdono dalla dea nata dalla spuma del mare e considerata divinità della buona navigazione (Afrodite euplea). In ogni caso si realizza così una straordinaria trasformazione: da campione della guerra Diomede diventa l'eroe del mare e della diffusione della civiltà greca. Era infatti venerato come benefattore ad Ancona, città nella quale è nota la presenza di un suo tempio, a Pola, in Dalmazia a Capo San Niccolò, a Vasto, a Lucera e all'estremo limite dell'Adriatico: alle foci del Timavo. In questi luoghi il culto di Diomede si era sovrapposto a quello del Signore degli Animali, un'antichissima divinità dei boschi.

La caratteristica di civilizzatore viene rafforzata dalla fondazione di molte città italiane, tra cui Vasto (Histonium) Andria, Brindisi, Benevento, Argiripa (Arpi), Siponto presso l'attuale Manfredonia, Canusio (Canosa di Puglia), Equo Tutico (Ariano Irpino), Drione (San Severo), Venafrum (Venafro) e infine Venusìa (Venosa). La fondazione di quest'ultima città coincide con il perdono ottenuto da Afrodite, in seguito al quale si stabilì in Italia meridionale e si sposò con una donna del popolo dei Dauni: Evippe.

Stretto il rapporto tra l'eroe e la Daunia. Infatti il primo contatto tra Diomede e la Daunia si ebbe con l'approdo alle isole che da lui avrebbero preso il nome di Insulae Diomedee (le isole Tremiti). Sbarcò quindi nell'odierna zona di Rodi, sul Gargano alla ricerca di un terreno più fecondo e si spostò a sud dove incontrò i Dauni, che prendevano il nome dal loro re eponimo, Dauno, figlio di Licaone e fratello di Enotro, Peucezio e Japige.

Diomede si guadagnò le simpatie di Dauno il re che "pauper aquae agrestium regnavit populorum" e dopo avergli prestato valido aiuto nella guerra contro i Messapi, per il suo alto valore militare - victor Gargani - ebbe in sposa la figlia Evippe (secondo alcuni si chiamava Drionna, secondo altri Ecania) ed in dote parte della Puglia - "dotalia arva"-, i cosiddetti campi diomedei, "in divisione regni quam cum Dauno". Quindi fondò Siponto, dal nome greco SIPIUS, a motivo delle seppie sbalzate sulla riva dalle gigantesche onde; siamo nel 1182 a.C. - più di quattro secoli prima della fondazione di Roma. Il calcolo cronologico della fondazione di Siponto è desunto dall'opera di Dionisio Petavio, che comunque oscilla tra il 1184 e il 1182 a.C.

A tal proposito nel libro VI della Geografia di Strabone, il geografo storico fine conoscitore del territorio dauno, viene anche affermato che Siponto "a Diomede greco conditum". Virgilio nell'Eneide ci racconta che i Latini e i Rutuli, bisognosi di alleati per scacciare Enea dalla loro terra, chiedono aiuto a Diomede, ricordando i trascorsi tra i due eroi. Diomede, però sorprende gli ambasciatori a lui pervenuti, rifiutando di combattere il suo antico nemico ed anzi invocando la pace tra i popoli. Secondo il poema latino, Diomede non è genero di Dauno, che è invece padre di Turno, il re dei Rutuli.

Una spiaggia delle Isole Tremiti, l'isola di San Nicola, fu il luogo della sua sepoltura, e i suoi compagni vennero trasformati da Afrodite in grandi uccelli marini, le diomedee, allo scopo di bagnare sempre la tomba dell'eroe.

Pagina: Precedente | Successiva

 
Il segno del mese
Auguri ai nati sotto il segno
Venerdi` 26 Maggio 2017

Eventi
<
Maggio
>
L M M G V S D
01 02 03 04 05 06 07
08 09 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31 -- -- -- --

Questa settimana

Previsioni Meteo


___________________
OpenStreetMap
___________________

visiona la mappa


Inno meridionale

__________________

Log in
Login
Password
Memorizza i tuoi dati:

 
 © Nat Gentile 
Contattami
Realizzato con ASP-Nuke 2.0.4
Questa pagina č stata eseguita in 0,0078125secondi.
Versione stampabile Versione stampabile