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Ettore Fieramosca
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ETTORE FIERAMOSCA

Ettore Fieramosca nacque a Capua 1476 (?) e morì a Valladolid (Spagna) nel 1515. Agli inizi del 1503, mentre si trovava tra gli assediati nella città di Barletta, partecipò al famoso duello tra cavalieri italiani e francesi passato alla storia coma la Disfida di Barletta

Da questo evento si può comprendere l'importanza storica di questa sfida che va al di là del fatto cavalleresco ma vede la prima importante autodeterminazione dell'Italia come popolo e nazione, e anche se da lì a poco ci furono altre sanguinose battaglie tra spagnoli e francesi e altrettanti trattati di spartizione del sud Italia, nacque e si fece sempre più strada l'idea nel popolo italiano di un' Italia unita.

Ettore Fieramosca nacque a Capua 1476 (?) e morì a Valladolid (Spagna) nel 1515. Nel 1492 entra al servizio della corte aragonese come paggio e vive con uno stipendio mensile di 10 ducati. Ancora giovanissimo, nel 1494, riceve il comando di un contingente di balestrieri a cavallo con la quale combatté, per Ferdinando II, contro Carlo III. Ettore seguì Ferdinando II anche nell'esilio e fu al suo fianco durante l'assedio di Gaeta; nel 1497 era nelle Marche. Combatté a Fermo dove, con il fratello Guido, difese eroicamente il castello di Offida minacciato da Oliverotto da Fermo. Era il 1498 quando riceve in feudo, dal re di Napoli, il castello di Caspoli. Nello stesso anno ritorna a combattere i fermani per conto del signore di Ascoli Piceno Astolfo Guiderocchi. Nell’occasione viene accolto con tutti gli onori a Ripatransone. Nel 1501 si distingue nell’azione offensiva al castello di Calvi dove si sono asserragliati dei nemici. Poi, passato alla difesa di Capua agli ordini di Fabrizio Colonna, alla caduta della città, viene catturato. I francesi gli sequestrano la rendita della gabella nuova di Capua ed i feudi di Rocca d’Evandro e di Camino. Nell’anno successivo Fieramosca contrasta i francesi in Puglia tra Andria, Trani e Barletta agli ordini di Prospero e Fabrizio Colonna e combatte nella battaglia di Cerignola al fianco di Andrea da Capua. Agli inizi del 1503, mentre si trovava tra gli assediati nella città di Barletta, partecipò al famoso duello tra cavalieri italiani e francesi passato alla storia coma la Disfida di Barletta. La Sfida In verità la sfida fu un abile stratagemma del comandante delle truppe spagnole Cosalvo da Cordova che conosceva la superiorità numerica dell'esercito Francese e quindi cercava di mantenere alto il morale del suo esercito racimolando vittorie più di onore che di reale entità ma anche per poter avvicinare di più il popolo italico al suo popolo e quindi avere un alleato in più oltre che poter prendere tempo nell'attesa di rinforzi che poi giunsero. Ritornando alla sfida, Consalvo organizzò la cena tra i cavalieri Francesi, prigionieri e i cavalieri spagnoli e Italiani con l'aiuto del Mendoza, padrone della cantina ma senza essere presente, con l'auspicio che il fervore degli italici e l'arroganza dei francesi potesse sfociare in memorabile vittoria. Infatti con astuzia i cavalieri spagnoli elogiarono più volte i cavalieri italiani durante il banchetto fino a paragonarli al valore degli spagnoli e dei francesi, cosa che fece innervosire i francesi che con La Motte lanciarono la sfida a Ettore Fieramosca e agli italiani. Il Combattimento Il combattimento si svolse di pomeriggio nelle campagne tra Andria e Corato il 13 febbraio 1503. I francesi dopo essere partiti da Ruvo dove erano dislocati e sentita la messa d'augurio nella chiesa di San Rocco, si avviarono verso il campo, mentre gli italiani accompagnati dagli spagnoli, si recarono nella cattedrale di Andria, dove durante la messa, prestarono Giuramento verso l'onore dell'Italia, quindi si avviarono verso il campo del combattimento. Arrivarono prima gli italiani con cavalli ricoperti da forti corazze di cuoio e con mantelle che riportavano i colori e gli stemmi di ciascun cavaliere, mentre i cavalieri, rivestiti da robuste corazze e con un foulard azzurro donatagli da Isabella D'Aragona come segno augurale, dopo poco arrivarono i francesi anch'essi armati e corazzati di tutto punto e al seguito di una scorta di gentiluomini , nobili e maestranze, il tutto in un mix di colori e di rumori che spettacolarizavano le sfide di quel tempo. All'epoca era consuetudine che fossero presenti come spettatori solo i nobili, le maestranze e i regnanti ma quell'evento così inusuale di vedere combattere degli italiani contro l'oppressore, accese gli animi di molti cittadini e forse anche la prima fiamma tricolore, cosi da spingere una gran folla, formata da gente di Barletta, Trani, Andria, Ruvo,Corato e anche della campania, a vedere la Disfida di Barletta ! Dopo vari giri di campo coi cavalli ,per studiare il campo e poter decidere le ultime strategie e dopo il saluto ai presenti, squillarono le trombe, e i cavalieri gl'uni di fronte agl'altri si lanciarono al galoppo, scontrandosi violentemente più volte e dopo vari scontri con diversi tipi di armi, la battaglia volgeva al termine a favore dei valorosi italiani che diedero l'ultimo colpo di grazia con il valoroso Ettore Fieramosca che puntò dritto su La Motte, scontrandosi in un duello all'ultimo sangue, dove La Motte nell'impeto di quei, cadde da cavallo e con un atto da alto profilo cavalleresco il Fieramosca scese dal suo cavallo per lottare ad armi pari con quel capitano francese, e dopo un breve duello corpo a corpo con le asce e le spade, La Motte ormai sfinito e battuto, cadde ai piedi di Fieramosca arrendendosi ! Il Ritorno Trionfale Una volta terminata la sfida, i francesi furono fatti prigionieri perché erano talmente convinti della loro vittoria che non si erano portati con sé 1300 corone che i perdenti dovevano pagare agli avversari, e quindi dovettero sopportare l'umiliazione del corteo trionfale nella città di Barletta, dove furono denigrati e umiliati dalla popolazione. Una volta arrivati a Barletta, i tredici cavalieri italiani guidati in testa da Ettore Fieramosca e Consalvo da Cordova furono accolti dalla festa degli italiani Dell'avvenimento venne realizzata una cronaca coeva che ora si conserva in soli due esemplari, di cui uno è gelosamente custodito a Capua nella Biblioteca del Museo Campano. L'episodio della disfida di Barletta venne idealizzato nel 1833, a fini patriottici, da Massimo D’Azeglio nel romanzo Ettore Fieramosca. La vittoria degli Italiani fu di buon augurio per le armi spagnole, le quali, giunta la primavera, ripresero con successo l'offensiva. Ettore Fieramosca, dopo la vittoria, ebbe il titolo di Conte di Miglionico. Inoltre, il re Ferdinando il Cattolico da Medina del Campo gli conferma i feudi di Migliano Monte Lungo, Rocca d’Evandro, Camino e Camigliano, la gabella nuova di Capua ed altri privilegi fiscali in più riceve la signoria di Acquara. Il cavaliere capuano, oltre ai privilegi, guadagnò anche un duraturo odioda parte dei francesi tant’è che quando questi ultimi, nel 1805, occuparono il Napoletano, distrussero il monumento che, a Barletta, ricordava la vittoria degli Italiani. Il monumento che fu poi restaurato nel 1846. Fieramosca, comunque, continua la sua attività di condottiero e, sempre nel 1503, rientra in Capua con 500 cavalli e scaccia i francesi di Ivo di Allègre e di Antonello da San Severino, inoltre, nella valle del Garigliano, riconquista Rocca d’Evandro e Camino, occupate da Federico di Monforte. Nel 1507, con la pace di Blois, è costretto a restituire Rocca d’Evandro e Camino al Monforte, la contea di Miglionico al principe di Bisignano Bernardino da San Severino; in cambio gli viene proposta la signoria di Civitella del Tronto negli Abruzzi. Ettore non accetta e viene imprigionato dal re di Spagna. Alla fine, comunque, cede ricevendo a titolo di compensazione per i beni perduti 600 ducati. In seguito, per necessità e costretto a vendere Camigliano. Dice la leggenda che fosse caduto in disgrazia per aver amato la figlia del re e che, imprigionato, fosse stato poi liberato per intercessione di lei e mandato in esilio. Nel 1510, cerca di passare al soldo dei veneziani ma le trattative falliscono per le sue richieste ritenute esose (chiede una condotta di 100 uomini d’arme e di 100 cavalli leggeri nonché il comando dell’artiglieria ed una compagnia di 150 cavalli leggeri per i due fratelli Guido e Cesare). Nel 1514 si trasferisce in Spagna dove, a Valladolid, nel gennaio del 1515 muore. Delle spoglie mortali di Ettore Fieramosca non si hanno tracce. Nell’abbazia di Montecassino, a destra dell'altare maggiore, Isabella Castriota, vedova di Guido, aveva fatto erigere un sepolcro monumentale degno del marito, morto nel 1532, condottiero e capitano, che ne perpetuasse il ricordo e nel quale fosse anch'essa sepolta dopo la morte, che avvenne quattordici anni più tardi ed è in questa tomba che, per molto tempo, si è creduto che fosse sepolto Ettore









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