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Skanderberg
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Gjergj Kastriot Skanderbeg

Gjergj Kastriot Skanderbeg, italianizzato in Giorgio Castriota Scanderbeg
(Kruja, 1403 - 17 gennaio 1468), è considerato l'eroe nazionale dell'Albania.
Nel XV secolo unì le tribù dell'Epiro e dell'Albania,
e resistette per 25 anni ai tentativi di conquista dell'Impero Ottomano

Narra una leggenda che Skanderbeg sul punto di morte ordinasse al figlio di sottrarsi dalla vendetta turca fuggendo in Italia; gli disse inoltre

che appena fosse sbarcato sulla spiaggia avrebbe trovato un albero presso cui legare il suo cavallo e la sua spada e per sempre

quando avrebbe soffiato il vento i turchi avrebbero sentito la spada di Skanderbeg volteggiare nuovamente nell'aria e il suo cavallo nitrire e, per paura, non lo avrebbero seguito

.

Tra la fine del XIV secolo e i primi decenni del XV secolo l'Albania fu occupata dalle forze ottomane le quali dovettero subito reprimere le rivolte dei principi albanesi. Giovanni Castriota principe di Krujë (in italiano Croia), e padre di Giorgio Castriota Skanderbeg, fu proprio uno dei signori ribelli all'occupazione ottomana contro cui il sultano Murad II, infierì più pesantemente poiché Giovanni era uno tra i più indomiti e potenti nobiluomini albanesi. Inoltre prese i suoi quattro figli maschi Stanisha, Reposhi, Costantino e Giorgio come ostaggi conducendoli alla corte di Adrianopoli. Due di loro morirono, probabilmente uccisi, uno si fece monaco, mentre il quarto, Giorgio, abbracciò la fede islamica e gli venne fatta intraprendere la carriera militare.
Alla corte del sultano, Giorgio Castriota si distinse per capacità ed intelligenza, parlava perfettamente il turco, l'arabo, il greco, l'italiano, il bulgaro e il serbo-croato, divenne esperto nell'uso delle armi nonché di strategia militare, guadagnò a tal punto la stima e la fiducia del sultano, che gli diede un nome islamico: Iskënder Bej (principe Alessandro forse alludendo al macedone), che gli Albanesi nazionalizzarono in Skënderbej.
Dopo una serie di imprese militari portate a termine, brillantemente, nell'interesse dei turchi, la fama del giovane Castriota giunse in Albania e si iniziò a sperare in un suo ritorno in patria. Emissari della sua famiglia lo raggiunsero di nascosto nel quartiere generale del sultano e lo informarono della drammatica situazione degli Albanesi, senza tuttavia ottenere risultati. Nel 1443, il sultano diede incarico a Skanderbeg di affrontare una coalizione di eserciti cristiani guidati dal signore di Transilvania, Janos Hunyadi ("Il Cavaliere bianco") per riprendersi la Serbia, che il nobile valacco aveva liberato dall'oppressione ottomana. Skanderbeg, influenzato dalle suppliche della sua gente disattese gli ordini del sultano non intervenendo allo scontro decretando per giunta una colossale sconfitta turca. Da quel momento il Castriota avrebbe lottato per la causa nazionale albanese, e alla testa di un gruppo di fedelissimi, si riprese il castello di Krujë, radunò i nobili e diede inizio al grande riscatto del suo popolo. In rapidissima successione, conquistò tutte le fortezze tenute dai mussulmani.
Nel marzo del 1444, nella cattedrale veneziana di San Nicola, ad Alessio (Lezha), un grande convegno di principi albanesi, con la partecipazione del rappresentante di Venezia, proclamarono all'unanimità Skanderbeg come loro guida. Intanto il sultano Murad II, furioso per il tradimento del suo protetto, inviò contro gli albanesi, un potente esercito, guidato da Alì Pascià alla testa di 100.000 uomini. Lo scontro con le forze di Skanderbeg, notevolmente inferiori, avvenne il 29 giugno 1444, a Torvjoll. I turchi riportarono una cocente sconfitta. Il successo di Skanderbeg ebbe vasta risonanza oltre il confine albanese, arrivo fino alle orecchie di Papa Eugenio IV il quale ipotizzò addirittura una nuova crociata contro l'Islam guidata da Skanderbeg.
L'esito dello scontro rese ancora più furibondo il sultano, che ordinò a Firuz Pascià di distruggere Skanderbeg e gli Albanesi e così il comandante ottomano partì alla testa di ben 15.000 cavalieri. Il Castriota lo attese alle gole di Prizren il 10 ottobre 1445 e ancora una volta ne uscì vincitore. Le gesta di Skanderbeg risuonavano per tutto l'occidente, delegazioni del papa e di Alfonso d'Aragona giunsero in Albania per celebrare la straordinaria impresa. Skanderbeg si guadagnò i titoli di "difensore impavido della civiltà occidentale" e "atleta di Cristo".
Ma Murad II non si rassegnava, dispose agli ordini di Mustafà Pascià due eserciti per un complessivo di 25.000 uomini, di cui metà cavalieri, che si scontrarono con gli Albanesi il 27 settembre 1446: l'esito fu disastroso, si salvarono solo pochi turchi e a stento Mustafà Pascià.
Le imprese di Scanderbeg, tuttavia, preoccupavano i veneziani, che vedendo in pericolo i traffici nel frattempo stabiliti con i Turchi, si allearono con il sultano per contrastare il Castriota. La battaglia del 3 luglio 1448 vide la sconfitta dei veneziani, che si vendicarono radendo al suolo la fortezza di Balsha.
Nella primavera del 1449, Murad II in persona intervenì contro l'Albania alla testa di 100.000 soldati. Tra scontri ed assedi i Turchi persero metà dell'esercito e il comandante Firuz Pascià venne ucciso da Skanderbeg. Ma, anche se le straordinarie vittorie avevano inferto profonde ferite alle forze e all'orgoglio turco, avevano pure indebolito le forze albanesi e il Castriota, ben cosciente dei propri limiti, decise di chiedere aiuto ad Alfonso d'Aragona, che si rese disponibile riconoscendo a Skanderbeg il merito di essersi fatto carico di una durissima lotta contro i Turchi, che assai inquietavano la Corona napoletana.
Maometto II, sucessore di Murad, si rese conto delle gravi conseguenze, che l'alleanza degli albanesi con il Regno di Napoli poteva far nascere, decise quindi di mandare due armate contro l'Albania; una comandata da Hamza-bey, l'altra da Dalip Pascià. Nel luglio del 1452 le due armate furono annientate e mentre Hamza-bey fu catturato, Dalip Pascià invece morì in battaglia.
Altre incursioni turche si tramutarono in sconfitte, Skopljë il 22 aprile del 1453, Oranik nel 1456, il 7 settembre 1457 nella valle del fiume Mati. Infine, nel corso del 1459 in una serie di scontri scaturiti da offensive portate questa volta da Skanderbeg, altre tre armate turche furono sbaragliate.
La fama di Skanderbeg fu incontenibile, al sultano turco non rimase altro che chiedere di trattare la pace, ma il Castriota non ne volle sapere e continuò la sua battaglia.
Nel 1458 si recò in Italia per aiutare Ferdinando I, re di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d'Aragona nella lotta contro il rivale Giovanni d'Angiò e del suo esercito.
Intanto, altre due armate turche comandate da Hussein-bey e Sinan-bey, nel febbraio del 1462, mossero contro gli albanesi costringendo Skanderbeg a rientrare in tutta fretta nella sua patria, per guidare il suo esercito. Ci fu una furiosa battaglia presso Skopljë che vide i turchi annientati e il sogno di Maometto II, di far giungere il potere musulmano fino a Roma infrangersi. La decisione finale fu un trattato di pace firmato il 27 aprile 1463 tra Maometto II e il Castriota.
Ferdinando I nel 1464, in segno di riconoscimento per l'aiuto ricevuto da Skanderbeg, concesse al signore albanese i feudi di Monte Sant'Angelo, Trani e San Giovanni Rotondo. Intanto, la morte del Papa Pio II, ad Ancona il 14 agosto 1464, determinò il fallimento della grande crociata che il Pontefice aveva in mente e che teneva in grand'apprensione il sultano. Quest'ultimo, nel settembre del 1464, incaricò Sceremet-bey di muovere contro gli albanesi ma i turchi furono nuovamente sconfitti. Il figlio di Sceremet-bey fu catturato e rilasciato a fronte di un grosso riscatto.
L'anno dopo, scongiurato il pericolo della crociata, il Sultano intravide la possibilità di farla finita con il Castriota, mise insieme un poderoso esercito affidandolo ad un traditore albanese, il quale era stato cresciuto allo stesso modo di Scanderbeg, Ballaban Pascià. Ma anche quest'impresa fallì; l'esercito turco in prossimità di Ocrida, fu messo in fuga dalle forze albanesi.
Ancora una volta, nella primavera del 1466, riunì forze imponenti, mosse contro gli albanesi e cinse d'assedio Krujë; una serie di scontri furiosi, nel corso dei quali Ballaban Pascià fu ucciso, portarono Skanderbeg ad un'ennesima e straordinaria vittoria. Maometto II ostinatissimo nella sua lotta contro il Castriota, riorganizzò il suo esercito e, nell'estate del 1467, pose di nuovo l'assedio a Krujë, ma, dopo innumerevoli tentativi, dovette rassegnarsi a sgombrare il campo. Nonostante i successi in imprese, alcune delle quali, assolutamente straordinarie, Skanderbeg si rese conto che resistere alla pressione turca diventava sempre più difficile.
La stessa preoccupazione convinse il doge di Venezia ad inviare Francesco Capello Grimani da Skanderbeg per organizzare una difesa comune, ma l'ambasciatore veneziano non poté portare a termine l'incarico perché Skanderbeg morì di malaria, ad Alessio, il 17 gennaio 1468.
Krujë l'eroica cittadina cadde nelle mani turche dieci anni dopo la sua morte.
Erede di Giorgio Castriota fu Giovanni, il figlio avuto dalla moglie Marina Donica Arianiti. Giovanni, a quel tempo, era ancora un fanciullo, si rifugiò assieme con la madre a Napoli, dove fu ospitato affettuosamente da Ferdinando d'Aragona, figlio d'Alfonso.
Nel 1481, Giovanni Castriota radunò alcuni fedelissimi e sbarcò a Durazzo, osannato dal popolo, ma non riuscì a portare a termine alcuna impresa poiché i turchi vanificarono immediatamente i tentativi del figlio di Skanderbeg.

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