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Bernardino Telesio
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Bernardino Telesio

Bernardino Telesio nasce a Cosenza nel 1509

Secondo Telesio la natura deve essere spiegata mediante principi suoi propri, cioè senza far ricorso a enti o concetti estranei al mondo naturale. Perciò Telesio critica e rifiuta il ricorso all'intervento divino e l'uso di concetti metafisici.

Bernardino Telesio nasce a Cosenza nel 1509, nipote, allievo e compagno di viaggi di Antonio Telesio, è erudito nella lingua greca e latina. Ad appena 9 anni è a Milano con lo zio, e nel 1521 a Roma. Nel 1527 è in carcere, dove riesce a far riacquistare la libertà a Bernardino Martirano. Sempre nel 1527, con lo zio è a Venezia, e a Padova segue le lezioni di filosofia di Geronimo Amaltea e quelle di matematica e filosofia morale di Federico Delfino. Nel 1522 sposa la vedova di Alfonso De Matera, ed ha 4 figli: Prospero, Antonio, Anna e Vincenza che, però, muore ancora piccola, nel 1561 muore la moglie e nel 1576 perde anche il figlio Prospero. Nel frattempo nel 1565 ha già scritto e pubblicato 2 libri "De rerum natura" (intorno alla natura delle cose). Secondo Telesio la natura deve essere spiegata mediante principi suoi propri, cioè senza far ricorso a enti o concetti estranei al mondo naturale. Perciò Telesio critica e rifiuta il ricorso all'intervento divino e l'uso di concetti metafisici, ammettendo solo il principio del contrasto del caldo e del freddo, che permetterebbe di comprendere tutti i fenomeni, compresi quelli dello spirito umano, che sarebbe spirito animale dotato di maggior calore e quindi di maggior mobilità. Anche l'etica può essere fondata naturalisticamente, essendo il fine etico fondamentale non altro che la conservazione del principio vitale stesso. Nella seconda edizione del De rerum natura di Bernardino Telesio - opera che risale al 1570 - il pensatore cosentino riprende, apportando correzioni e integrazioni, i temi esposti nella prima edizione del '65. In sostanza, con questa pubblicazione si può dire che la nuova immagine della natura si affermi in aperta polemica con la fisica aristotelica e secondo presupposti che cozzano con la tradizione magico-ermetica. Inoltre diventa prioritaria la libertas philosophandi, e l'ammonimento ad attenersi alla testimonianza dei sensi, studiando la natura "iuxta propria principia", diventa un metodo. C'è anche l'insofferenza verso la cultura libresca, che già allora divorava se stessa, scambiando la ricerca con i rimandi di libro in libro. Di più: con Telesio c'è anche la negazione del principio di autorità, elemento cardine della filosofia medievale. Tutto ciò più che esercitare una grande influenza cambierà la storia. Del resto, il rifiuto della tradizione coincide con il rifiuto dell'idea che l'indagine naturale possa basarsi sull'attività di una ragione che non tiene conto dei dati sensibili. Se non ci si attiene a ciò che è rivelato dai sensi si costruiscono mondi fittizi. Di questi ed altri concetti venne impregnata anche l'Accademia Cosentina, la quale ai primi del '500 non fu una vera e propria istituzione, bensì un cenacolo di poeti e letterati cosentini, che trovò in Aulo Giano Parrasio, tornato a Cosenza dopo un lungo e proficuo magistero svolto in diverse città d'Italia, il suo rappresentante più insigne. Con il Telesio, l'Accademia, nata umanista, si adegua al pensiero dei tempi nuovi, senza indulgere alla pura erudizione e al formalismo poetico. E' in questo periodo, per merito della innovazione operata dall'insigne filosofo cosentino, che Cosenza e l'Accademia acquistano realmente risonanza europea. Nel Seicento, per opera di Pirro Schettini, l'Accademia diviene un operoso e combattivo centro di antimarinismo, in nome di quella classicità che costituisce, sin dalle sue origini, la caratteristica essenziale del sodalizio cosentino. La letteratura espressa dall'Accademia, nella prima metà del '700, risente dei caratteri e dei limiti della letteratura del secolo. Pur tuttavia, rimane ben viva l'esigenza di integrale classicismo, l'esigenza, cioè, di ritrovare, con la guida dei classici, la via del buon gusto e dellla verità artistica. Nella seconda metà del '700, l'Accademia partecipa alla cultura riformista del tempo con un piccolo, ma attivo gruppo di pensatori, che ha in Francesco Saverio Salfi la sua espressione più matura. Per l'adesione al razionalismo e allo spirito filosofico del secolo, espressa da alcuni dei suoi rappresentanti più illustri, l'Accademia dà un apporto notevolissimo alla letteratura illuminista e riformatrice del secondo '700. Dopo un periodo di decadenza nei primi anni del sec. XIX, l'Accademia riprende nuova vita sotto la guida di Andrea Lombardi, che nel 1938 traccia al corpo accademico un concreto programma di attività nel campo degli studi regionali, che trova la sua concreta realizzazione nella pubblicazione degli "atti", imponente "corpus" di trattazioni di vario interesse culturale. Tra la prima e la seconda metà del Novecento, sia pure con alterne vicende, l'Accademia continua ad esercitare la sua tradizionale funzione di guida di aggregazione della cultura cosentina, con nomi di alto prestigio culturale. Negli anni a noi più vicini, la presidenza di Luigi Gullo imprime all'attività accademica un forte impulso, caratterizzato da un costante impegno a stabilire nuovi contatti, ad affrontare in chiave culturale alcune delle tematiche più vive della società del nostro tempo, e di quella calabrese in particolare. Su questa linea operativa ripartirà l'attività dell'Accademia con il nuovo Presidente Piero Carbone, il cui fermo intendimento, come egli ha scritto, è quello "di restare fedele allo spirito irrinunciabile della cultura della nostra terra". Bernardino Telesio muore a Cosenza nel 1588. Alcuni calabresi proseguono il cammino filosofico di Telesio: Peleo Firrao, Fabrizio Della Valle, Francesco Muti, Giulio Cavalcanti, Giovanni Paolo d'Aquino, Fabio Cicala, Sartorio Quattromani..









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