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Teodorico re degli Ostrogoti
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Teodorico re degli Ostrogoti

Teodorico (450 ca-526 d.C.) re degli Ostrogoti. Sconfitto e ucciso Odoacre nel 493, fu delegato dall’imperatore d’Oriente Zenone a reggere l’Italia con il titolo di patrizio, in virtù di un patto che lo legittimò e gli garantì una posizione di primato rispetto agli altri re barbarici; ai Romani affidò l’amministrazione dello Stato, ai Goti la sua difesa, garantendo (con l'Editto di Teodorico) un ordinamento unitario e unico per tutti. Durante il suo lungo regno riuscì a far prevalere la propria superiorità sugli altri re barbari che premevano anch'essi ai confini dell'Italia, considerandosi ed essendo riconosciuto come erede dell'Impero romano d'Occidente.

Arianesimo. È il movimento eretico che prende il nome da Ario, prete di Alessandria d’Egitto (280-336). Questa eresia, condannata dal Concilio di Nicea nel 325 e di Costantinopoli nel 381, negava la natura divina di Gesù Cristo e il dogma della consustanzialità delle tre persone divine. Secondo tale dottrina Cristo era stato creato dal nulla dal Padre ed era quindi, di per sé, un uomo, una semplice creatura. L’Arianesimo fu la forma attraverso cui la religione cristiana venne conosciuta e si diffuse presso i popoli germanici.

Le fàide familiari in Italia non sono mai mancate, e non le hanno inventate la mafia o la camorra. Nel 469 d.C. il padre dell’érulo Odoacre era stato ucciso dal padre del goto Teodorico. Vent’anni dopo i nodi vennero al pettine. Ma procediamo con ordine. Il regno di Odoacre (vedi riferimento) durò dal 476 al 493, e in politica estera fu caratterizzato dalla stessa preoccupazione che aveva a lungo assillato i suoi predecessori imperiali: tenere lontane dall’Italia altre popolazioni barbare che ne minacciavano i confini. Gli capitò di imbattersi, però, nella malevolenza di Zenone imperatore d’Oriente, che mal sopportava l’atteggiamento indipendente di Odoacre nel governo dell'Italia, che era pur sempre un vicariato di Bisanzio e, quindi, come diremmo oggi, un’entità politica a… sovranità limitata. Guai a quel paese che si discosta troppo vistosamente dalla politica della potenza egèmone: la storia della Russia (sovietica o no), di Francia e Gran Bretagna e degli Stati Uniti d’America è ricca di significativi ed efficaci interventi… correttivi. E l’imperatore d’Oriente decise di far fuori il suo ormai malvisto vicario: un’accusa di partecipazione esterna a un fatto criminoso non è mai difficile da imbastire, in Italia lo fanno molti pubblici ministeri. E Odoacre fu accusato di aver aiutato dall’esterno una congiura di palazzo capeggiata da un alto dignitario della corte di Bisanzio per esautorare Zenone. Anche i collaboratori di giustizia sono abbastanza facili da reperire, e si trovò l’uomo giusto per mettere in atto l’imperiale vendetta: fu Teodorico, re degli Ostrogoti, che non si fece certo pregare nel fare il lavoretto, ben ricordando la morte del padre e chi glielo aveva ucciso, ma non certo insensibile all’offerta di quel “programma di protezione” che comprendeva, fra l’altro, la corona d’Italia. Chiamalo fesso. Ottenne infatti dall’imperatore il via libera per invadere l’Italia e muovere guerra al vicario imperiale ormai caduto in disgrazia. Teodorico (molti di voi avranno certamente visto il suo mastodontico Mausoleo a Ravenna) scese in Italia dalle pianure del Danubio con una moltitudine di uomini e donne (gli Ostrogoti) che, più che un esercito, era un vero e proprio popolo in migrazione: l’eterna fame di terre. Si scontrò con Odoacre, preso quasi alla sprovvista, e nel 489 lo sconfisse sull’Isonzo, a Verona e infine sull’Adda: guerra di movimento, insomma; finché il re braccato non trovò scampo nell’inespugnabile Ravenna: città ben protetta nell’entroterra dalle impraticabili paludi, dove era impossibile far transitare truppe e macchine da guerra, e che riceveva rifornimenti via mare, senza che il re ostrogoto, privo di una flotta, potesse porvi validi ostacoli. Tre anni durò l’assedio, un’eternità per gli uni e per gli altri. Finché Teodorico ricorse a una mossa strategica di tutto rispetto: pagò lautamente una piccola flotta fornitagli dai Vandali e riuscì in tal modo a costituire un blocco navale sulla costa ravennate (non dimentichiamo che Ravenna, a quei tempi, era sul mare); fu così impedito ogni accesso ai rifornimenti alimentari e di armi che la città assediata riceveva via mare. Odoacre dovette capitolare: siamo nel 493. Non fu però una resa incondizionata; anzi le trattative portarono al comune accordo che i due re, vincitore e vinto, avrebbero regnato insieme sull’Italia, collegialmente. Esemplare, inattesa magnanimità. Ma mai fidarsi del vincitore, specialmente se ha anche un conto personale da regolare. E Teodorico, invitato il “collega” ad un banchetto (le cene di lavoro sono nate in quel periodo), mentre quello gli si avvicinava incredulo e fiducioso, gli sferrò con violenza un fendente della sua spada a spire di serpente, che lo spaccò letteralmente in due. Con questo vile assassinio, finiva in Italia il regno degli Eruli e cominciava quello degli Ostrogoti. La politica del nuovo padrone nei confronti dell’Italia fu caratterizzata da due momenti. Una prima fase di grande favore verso i Romani (la popolazione dell’Italia), per la sua profonda ammirazione verso la civiltà romana. Volle mantenere intatti tutti i princìpi del diritto romano, leggi e istituzioni; si attorniò di consiglieri romani, e soprattutto abolì con un fondamentale editto le usanze barbariche della vendetta personale legalizzata e del giudizio di Dio come verdetto. Le due popolazioni, tuttavia, vivevano in uno stato di completa separazione fra loro, imposta per legge, sia nelle mansioni pubbliche da espletare, sia negli stessi comportamenti sociali. Ai romani, anche per la loro plurisecolare esperienza, fu affidata l’amministrazione della Stato (ed è forse per questo che anche oggi a Roma abbondano statali, parastatali e affini…); avevano una giustizia separata e i loro luoghi di culto. Ai Goti invece spettava il servizio militare, avevano una giustizia amministrata da funzionari della loro stirpe, avevano proprie chiese e una loro propria religione, l’Arianesimo. Qui dobbiamo fare una piccola digressione. I Goti erano ariani, ma non nel senso della contrapposizione fra “razza ariana” (di nazista memoria) e stirpe semitica; lo erano come religione. Il fondatore dell’eresia ariana in seno alla religione cristiana fu, nella prima metà del IV secolo d.C., il prete Ario di Alessandria d’Egitto. Con tale eresia - forse più congeniale alla concezione religiosa dei nostri giorni - si negava la natura divina di Gesù Cristo, il suo essere della stessa “sostanza” di Dio, la sua eternità; il crocefisso del Gòlgota era un uomo di grande moralità e rettitudine che con la sua buona novella aveva rivoluzionato la morale del mondo: ma, pur se figlio di Dio (era di moda, a quei tempi, dare paternità divina a qualche essere eccezionale), era stato semplicemente un uomo. Nonostante le condanne di questa “eresia” da parte della Chiesa di Roma, l’arianesimo si diffuse in una larghissima parte del mondo cristiano: ariani divennero tutti i popoli barbari che vivevano ai margini del tramontato impero, Visigoti, Ostrogoti, Vandali, Burgundi, Svevi, Longobardi. Questi ultimi furono anche i più tenaci nell’osservanza dell’arianesimo: si convertirono alla fede di Roma solo fra il 500 e il 600 d.C., per l’imperiosa azione congiunta del papa Gregorio Magno e della loro regina Teodolinda. Ma torniamo al nostro Teodorico, che era anch’esso ariano e a capo di un popolo ariano. Ed è questo fatto che, negli ultimi anni del suo regno, dette vita al secondo aspetto del suo atteggiamento nei confronti del popolo italico, a sua volta legato alla fede cattolica. In fatto di religione, Teodorico non era un intollerante; aveva fatto di tutto e a lungo perché le due popolazioni convivessero in pace e con reciproco rispetto, lasciando a ciascuno la propria fede. Ma fu il mondo cattolico - come avverrà spesso nei secoli successivi - ad accendere la miccia dello scontro: l’imperatore d’Oriente Giustino, profondamente ligio ai dettami della dottrina cattolica, intraprese verso gli anni Venti del VI secolo una sistematica persecuzione degli ariani d’Oriente, che nella maggior parte erano Goti. Per solidarietà di stirpe, Teodorico lanciò una indignata protesta contro l’imperatore, e gli inviò un proprio rappresentante che perorasse la cessazione di quelle persecuzioni di carattere religioso. Ma anche i grandi Re sanno essere, a volte, di una ingenuità a dir poco incredibile: come latore della sua indignazione e avvocato della causa ariana, mandò a Bisanzio niente di meno che il vescovo di Roma, il papa. Difensore peggiore non poteva trovarlo: la sua protesta, le sue richieste non furono nemmeno prese in considerazione. Spietata fu allora la sua reazione nei confronti dei cattolici e dell’intera popolazione italiana; fra gli altri fu imprigionato e ucciso uno dei suoi migliori consiglieri, Severino Boezio (v. riferimento Storia-Letteratura), e lo stesso Giovanni I, il papa delle fallite trattative, ebbe la stessa sorte. Tutto sommato, Teodorico non aveva chiesto molto all’imperatore d’Oriente: solo il riconoscimento della libertà religiosa per gli ariani di tutto l’impero, pur in un quadro di pacifica coesistenza con i cattolici e nel rispetto della loro dottrina. Ma la sua visione di una società multietnica e multireligiosa era troppo “moderna”, e le sue aspettative rimasero deluse: anche perché minacciavano il potere che la chiesa di Roma voleva per sé universalmente. Per quale altro motivo credete che siano sempre state condannate e perseguitate le “eresie”? Finì così, dopo trentasette anni di regno (526 d.C.) il tempo di questo grande re che non fu mai sconfitto. Dell’Italia aveva fatto un regno potente (troppo potente per l’impero bizantino, che un quarto di secolo più tardi e dopo una lunghissima guerra debellò definitivamente i re Goti e si riprese l’Italia), e territorialmente più esteso di come l’aveva trovato. Conquistò nuove terre a ovest, a nord e a est delle Alpi; attuò una politica di forti alleanze dinastiche, imparentando la sua famiglia con quasi tutte le case regali romano-barbariche. E ciò nel sempiterno disegno di ricostituire l’impero romano d’Occidente, sia pure sotto forma germanica e sotto l’ègida di quel “Gotha” dell’aristocrazia europea, che dalla sua stirpe prende il nome. E’ lui che intravide e gettò il seme per il nascere del primo grande Stato imperiale del medioevo europeo: quell’impero carolingio che, tre secoli dopo, sorgerà con il ben più accorto Carlo Magno, erettosi a difensore della chiesa di Roma e quindi da questa legittimato imperatore.











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