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Le fritture natalizie

'U Misi e Natali, nella tradizione popolare del cosentino


Tradizione del Cosentino per le feste di Natale

Con l'approssimarsi del Natale si procedeva, e procede ancora, a preparare le fritture. Esse hanno carattere Benaugurale. E' festa, specie per i piccoli. Alcune famiglie colgono l'occasione per riunirsi fra parenti più intimi e cenare insieme, mangiando, soprattutto, "cullurìelli" . A sera, su d'uno scoppiettante fuoco la padrona di casa pone la padella colma d'olio e, quando il liquido ha raggiunto la gradazione necessaria, arrotola, con perizia, piccoli pezzi di pasta lievitata, tirandoli dalla madia, nella quale è stata impastata, ore prima, e ve li immerge. Tutt'attorno alla pasta ribolle l'olio. Ad un lato del focolare siede "lu capu 'e da casa" (il capofamiglia), che, per un po', regge il manico della padella colma d'olio oppure vi getta dentro il primo pezzo di pasta. Il suo atto evidenzia il predominio e la posizione in famiglia, con allusioni di varia natura: il manico della padella è segno del comando ed è anche simbolo fallico. Chi lo sostituisce, con uno spiedo, rigira i "cullurìelli", per far sì che friggano dalle due parti; a cottura avvenuta galleggiano sull'olio; li infilza col detto attrezzo e li ripone in un colapasta, per farne sgocciolare l'olio. Al primo "cullurìellu" si dà forma di pupazzetto. Dal risultato che se ne ottiene si trae presagio, circa l'andamento fortunoso o meno della famiglia nel corso del nuovo anno. Prima di tuffarvi il pupazzetto, la padrona di casa segna la croce sull'olio, come aveva avuto l'accortezza di fare sulla farina posta tra la pasta messa a lievitare ed i panni, che la coprono per mantenerla calda e favorirne la buona lievitazione. Il lievito, un tempo, si passava di casa in casa, per averlo sempre fresco. Nel portarlo fuori, però, si adottavano delle precauzioni: doveva farlo, possibilmente, una donna incinta, perché le si attribuiva il potere magico di far crescere. Allusivo riferimento alla maternità. Se il lievito veniva portato fuori dopo il tramonto, le precauzioni erano altre: sul piatto che lo conteneva si poneva un candido tovagliolo , ad evitare che gli spiriti, circolanti in assenza del sole, lo avessero reso privo del potere della lievitazione.

Durante la friggitura si raccomanda di non bere acqua: - Si dissiccà l'ùogliu! - precisano gli anziani, ammantando, al solito, di alone magico la reale preoccupazione. Se, per caso, finisse dell'acqua nella padella, provocherebbe, infatti, lo scoppiettio dell'olio bollente, con conseguenze immaginabili. Un tempo, c'era chi prendeva in parola l'avvertimento e beveva solo vino, ma lontano dal fuoco e, quindi, dall'olio bollente. Una volta sgocciolati, i "cullurìelli", ancora caldi, vengono messi in un grande piatto fondo (coppa), con l'accortezza di lasciarne sempre uno nel colapasta. Il non farlo è "malagùriu" (cattivo augurio). Li si porta in tavola ed è subito un allungar di mani, mangiare e lodarne la bontà, evidenziando la perizia dell'esperta massaia. Parte dei "cullurìelli" si mandava alle famiglie vicine: in numero dispari, a quelle in lutto e, quindi, impossibilitate a "mintar"a fressura", secondo le regole dell'osservanza del detto stato: il farlo - essendo le fritture motivo di allegria - avrebbe recato offesa al morto. Chi li riceveva ringraziava, dicendo, in forma scaramantica: - Ci vu' pèrdari! -. La formula valeva per: ti auguro di non dolerti di lutti consanguinei e, quindi, di non dover ricambiare con fritture per queste circostanze, in numero pari ai vicini, che, poi, ricambiavano allo stesso modo. A chi portava i "cullurìelli", in genere ragazzi, si regalavano soldi. Era, quindi, una gara nell'offrirsi a prestare il servizio. Il piatto, nel quale si riponevano le fritture veniva coperto con un tovagliolo, nella credenza che quanto usciva fuori dopo il calar del sole potesse esser preda degli spiriti. Qualcuno ritiene che si coprissero solo quelle inviate alle famiglie in lutto "per rispetto alla sventura".Il non avvolgere il piatto delle fritture con un tovagliolo:

"…verrebbe ad offendere il luttuoso raccoglimento di chi trovasi nel dolore. Chi, però, non è in lutto stretto può ricevere le fritture entro canestra …".

Nei giorni successivi, i "cullurìelli" rimasti venivano consumati, preparandoli in vari modi. Oltre ai "cullurìelli" si preparano le seguenti fritture, che sono veri e propri dolci: crùstuli , turdìlli, pasta cumpetta, scalìlli, grispèlli o rotèlli.

 











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